
Santa Maria Capua Vetere, la sfida di Corvino: “Recuperare la ex Casa del Fascio e farne la nuova sede del Consiglio comunale”
Strappare all’abbandono un immobile storico nel cuore della città e trasformarlo nella nuova “casa della democrazia” sammaritana è l’obiettivo della mozione consiliare ufficiale depositata dal consigliere d’opposizione Gianfranco Corvino (Fratelli d’Italia), che accende i riflettori sullo stato di totale incuria in cui versa l’ex “Casa del Fascio”, struttura situata a ridosso della centrale piazza Mazzini. Nel documento protocollato, l’esponente del centrodestra mette sotto accusa la gestione del patrimonio pubblico, evidenziando come l’immobile sia sbarrato e sottratto alla fruizione dei cittadini da circa dieci anni: una paralisi amministrativa prolungata che, secondo Corvino, non è più tollerabile sia sotto il profilo del decoro urbano, sia per il mancato sfruttamento di un bene dal profondo valore storico, identitario e istituzionale. La mozione non si limita alla pura denuncia dello stato di fatto, ma delinea una precisa e strategica destinazione d’uso per l’edificio, proponendo di fare della ex Casa del Fascio la sede permanente del Consiglio comunale, allocandovi anche gli uffici della Presidenza del Consiglio e le sale per le Commissioni consiliari; una soluzione che restituirebbe una funzione pubblica qualificata, stabile e centralissima a un bene architettonico di rilievo, oggi privo di una concreta progettualità di recupero da parte dell’ente. Attraverso questo atto di indirizzo, il consigliere d’opposizione punta a impegnare formalmente il sindaco Antonio Mirra e la sua giunta ad attivare con urgenza ogni procedura amministrativa, tecnica e finanziaria necessaria al recupero, ponendo fine a una decade di inerzia e restituendo la struttura alla comunità in modo pieno e permanente. «La perdurante inerzia ha privato la città di uno spazio strategico», dichiara Corvino a margine della presentazione dell’atto, «ed è giunto il momento che Palazzo Lucarelli dimostri con i fatti di voler valorizzare le proprie risorse immobiliari, poiché portare il Consiglio comunale e le commissioni in quell’edificio storico significherebbe non solo riqualificare un quadrante importante del centro cittadino, ma anche dare una sede prestigiosa e fruibile alle massime istituzioni democratiche della nostra comunità».




